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I primi arrivarono dal Queyras intorno all’anno mille e si insediarono in Val Troncea, costituendo i primi villaggi: Troncea, Jabets e Seytes.
La vita nelle borgate della Val Troncea era molto dura. Non solo per l’asprezza della vita montanara, per i ritmi dettati dalla natura e per le calamità naturali (molte le testimonianze storiche di valanghe disastrose e grandi alluvioni che isolavano la valle dal resto della comunità).
Anche la vicinanza dei confini francesi e sabaudi costituiva una calamità. Più volte nei secoli i villaggi furono distrutti da incendi causati da guerre e da eserciti di passaggio. Tra i tanti, nel 1690 uomini dell’armata del gen. Catinat, oltre ad incendiare moltissime borgate della Val Chisone, diedero fuoco ai villaggi della Val Troncea Laval, Seytes, Jabets perché accusati di favorire i Valdesi, di cui i francesi erano nemici.
I villaggi della Val Troncea, negli ultimi secoli e, soprattutto, negli primi decenni del diciannovesimo secolo, si sono spopolati sempre più. Tra le principali cause: comunicazioni difficoltose o impossibili in inverno; agricoltura poco redditizia; chiusura delle miniere del Beth; possibilità di lavoro a Sestriere e in altre località.
Nel 1923 si accentua l’emigrazione della popolazione delle borgate, specie nell’inverno, a Parigi e nelle cittadine della Costa Azzurra. Si prevede l’abbandono delle borgate più montane. Difatti a Seytes non si passò più l’inverno e soltanto tre proprietari svernarono in Troncea. Dei proprietari di Seytes, alcuni si trasferirono in Francia, uno a Laval, uno a Jousseaut. Nell’autunno la borgata Seytes fu completamente abbandonata.
Nel 1924, in seguito all’abbandono della borgata, le case e i terreni di Seytes si vendettero in blocco al pastore B., il quale venne a trascorrervi il periodo estivo con mandria e gregge. In seguito saranno i figli Ettore, Silvio e Vittorio a soggiornare con le mandrie.
Nel 1944 i tedeschi incendiarono le borgate della Valle. A Seytes rimase in piedi soltanto una casa. I villaggi bruciati non vennero ricostruiti.
In seguito all’esodo di tutta la popolazione e agli incendi procurati dai Nazi-Fascisti nel 1944, tutti i villaggi assunsero la caratteristica di alpeggio o bergeria.
Seytes dispone ancora della solita mulattiera. Esisteva un sentiero che la popolazione di Seytes usava per raggiungere la chiesa di Laval. Se ne erano perse le tracce, ma durante i lavori di posa dei cavi elettrici per il rifugio è stato riscoperto e parzialmente ripristinato. Il completo recupero potrebbe essere realizzato nelle prossime estati.
Nel 2021, l’utilizzo di quest’unica casa della borgata, ancora in buone condizioni, viene donato dai proprietari alla nostra associazione. Con il grande lavoro di volontari e professionisti durato circa tre anni, la casa si trasforma nell’attuale rifugio Seytes.
Fonte bibliogr. – Michele Mensa, “Pragelato – notizie storiche,” Editrice Alzani, Pinerolo, 1976
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Sito web di Missione Montagna



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